Corriere della Sera
29-06-2007
ROMA — «Il Dpef è impostato bene. Lo ha votato anche la sinistra radicale, che temeva un presunto squilibrio tra risanamento, crescita ed equità sociale che invece mi pare garantito, benché sulla spesa pubblica ci sono stati molti annunci, ma pochi fatti. Anche il decreto sulle pensioni basse va benissimo, però adesso speriamo bene... Davanti c'è rimasto lo scoglio più difficile, lo scalone. E sarebbe veramente grave per il governo scivolare su questo punto, tradirebbe l'equilibrio del Dpef se finisse con lo spendere delle risorse, che neanche ci sono, per un obiettivo non prioritario». Tiziano Treu, senatore e responsabile economico della Margherita, confessa di essere «seriamente preoccupato». Enrico Letta dice che il governo ha inaugurato un nuovo metodo, quello delle «intese per pezzi»... «Può darsi, ma io sono lo stesso preoccupato per questo rifiuto così netto, per la durezza con cui la Cgil e la sinistra radicale, in una specie di gioco al sorpasso, hanno respinto l'ipotesi molto cauta avanzata dal governo per l'aumento progressivo dell'età pensionabile». Intanto i sindacati hanno portato a casa l'aumento delle pensioni minime... «La rivalutazione è una cosa giusta, pienamente condivisibile. Così come le misure a favore dei giovani. Quanto ai nuovi ammortizzatori sociali voglio capire meglio, perché non vorrei che si fosse abbandonata una strada virtuosa preferendo l'erogazione a pioggia di questi aiuti, per esempio anche a chi rifiuta proposte di reimpiego. Comunque non mi stupisco che su questi punti l'accordo con i sindacati sia stato rapido. Loro avevano solo da prendere e il governo da dare, ma ora io non lo so se con queste posizioni così dure della Cgil e di Rifondazione il governo riuscirà a incassare la sua parte. Sono posizioni da lotta di classe, ma per niente di sinistra». Ovvero? «Difendono un'ingiustizia. E solo Veltroni lo ha detto bene, l'altro giorno. Mandiamo in pensione lavoratori di 57 anni che stanno bene e che con il sistema retributivo non hanno accantonato nella vita lavorativa quanto necessario per avere una pensione per altri 30 anni, che è in media quanto gli resta da vivere. Dovrebbero essere mantenuti dai giovani, ma anche dagli altri pensionati, che hanno pensioni basse perché altrimenti il sistema non reggerebbe. Ed è di sinistra questo?» Se non ci fosse l'accordo, ci teniamo lo scalone? «Io mi auguro che l'intesa alla fine ci sia. Lo scalone a noi riformisti non piace, si potrebbe comunque intervenire alzando l'età in modo graduale in attesa che entri a regime la riforma Dini con il sistema contributivo che sdrammatizza il problema dell'età. Ovviamente l'innalzamento dell'età dovrebbe basarsi sui disincentivi ad uscire presto dal lavoro» Non bastano gli incentivi? «Sugli incentivi ha perfettamente ragione il ministro Padoa-Schioppa, sono del tutto aleatori. E poi scusi. Abbiamo detto che andare in pensione a 57 anni è ingiusto. Che facciamo, gli dobbiamo dare pure dei soldi per farli lavorare di più?».
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