Corriere della Sera
20-06-2007
MILANO — «Alla fine le scelte decisive sono tutte in mano alla leadership romana. Per forza. E forse era inevitabile che fosse così ». Massimo Cacciari ha l'aria di chi non s'è mai fatto troppe illusioni, «poteva andare peggio, almeno si è evitato lo schifo delle quote garantite con i soliti noti». Sorride: «È ancora presto, si sa mai che qualcuno abbia in mente la questione settentrionale, vediamo come si giocano questo regolamento i signori della guerra...». ...Ma? «Beh, il pericolo uscito dalla porta può rientrare dalla finestra. Con le liste bloccate, senza preferenza, temo sia facile che quelle collegate ai candidati nazionali siamo composte dai soliti noti. Così gli esterni dovranno farsi liste proprie e avranno ben pochi delegati ». E l'elezione del segretario? «Qui i rischi sono due. Che si mettano d'accordo al vertice su un nome, Ds e Margherita, è cioè si facciano primarie fasulle, in apparenza popolari, come quelle di Prodi l'altr'anno. Oppure, all'opposto, che ne risulti uno spezzatino, una frantumazione tale che ogni candidato al massimo arrivi al 20 per cento». Lei che avrebbe fatto? «Ero per le liste regionali aperte, con voto di preferenza, la gente decide i suoi candidati e poi si vota il segretario nell'Assemblea. Questo avremmo fatto al Nord: una bella lista, o liste coordinate. Con Chiamparino, Penati e altri tenteremo lo stesso, faremo un manifesto, ma sarà più dura. La frantumazione dei collegi rende difficile fare emergere il dato federale». Aldo Bonomi parlava di «secessione dolce». «La secessione il Nord l'ha già dichiarata da quel dì. Vediamo un po' se riusciremo a ricostruire un "patto dolce" tra la società civile del Nord e la sinistra. Quello sì sarebbe un problema da porre al Pd, anche se finora non hanno mostrato grande voglia di affrontarlo ». Veltroni fa bene a defilarsi? Vede «parricidi»? «Non so. Starà a vedere se i capi gli chiedono di presentarsi o no. Credo si candiderà solo se potrà fare il Prodi, se gli garantiscono un successo plebiscitario. Sennò anche lui rischia di non arrivare al 50 per cento». «Ma quale parricidio, l'avvicendamento è naturale. È chiaro che il segretario non sarà Prodi, e speriamo sia pensato in vista delle elezioni: nei Paesi normali il capo del partito di governo è anche il candidato premier». E se Prodi giocasse sulla divisione tra Ds e Dl per guidare il corso delle cose? «Speriamo che Prodi si giochi bene la presidenza del consiglio, piuttosto. Se il governo crollasse sarebbe una sciagura. Pensi a quello e lasci perdere il resto».
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