GIOVANNA CELASCHI
VICE COORDINATRICE DELLA MARGHERITA
Ventinove anni fa il rapimento di Moro. Moro fu l’esponente più significativo di giovani che dopo la seconda guerra mondiale si dedicò alla costruzione della democrazia nel nostro paese.
Applicò sempre il confronto in politica per cercare il meglio per i cittadini.
Diceva Moro:” Esiste l’autonomia dei cattolici impegnati nella vita pubblica. L’autonomia è l’assunzione della nostra responsabilità, è il nostro correre da soli il nostro rischio,è il nostro modo personale di rendere un servizio e di dare, se possibile, una testimonianza di valori cristiani nella vita sociale “.
Mi viene in mente spesso Moro in questi momenti dove c’e un grande parlare di unità tra cattolici-democratici e diessini. Il compromesso storico era un incontro tra massicce identità che non si proponevano affatto di farsi modificare e anzi erano destinate a separarsi di nuovo. Era per l’appunto un compromesso, un incontro a metà strada dettato dall’emergenza. La DC era per l’appunto un partito di forte ispirazione cattolica, ma sapeva interpretare il tema dello stato in modo autonomo rispetto alla chiesa.
Torniamo ai nostri giorni.
E’ più difficile del previsto questa unificazione di partiti per una casa comune che si chiama partito democratico.
E’ difficile perché gli aspiranti leader unificatori del Partito Democratico stanno mediando, o intermediando o a far transitare e non stanno aspirando a guidare, non escono allo scoperto dicendoci quale è la loro visione ,cercando di suscitarci qualche passione ed emozione e soprattutto dando un loro concreto essenziale contributo alla costruzione del partito nuovo. Senza la visione, senza la passione avremo un partito democratico ma non il partito nuovo.
Il Partito Democratico costringe i DL e i DS a superarsi a completarsi reciprocamente e così ad adeguarsi entrambi ,perché insieme, al livello della sfida, di portata storica, che hanno dinanzi e alla quale separatamente sono entrambi radicalmente inadeguati.
Smettiamo di parlare di storia ma facciamola.
Non c’e progresso senza conflitto, cambiamento senza dialettica.
Oggi la società ha estremo bisogno di diritti e responsabilità.
Non si vuole la mutazione genetica.Non si vuole delegittimare le storie dei due partiti, ma farle incontrare. L’esperienza politica va superata ma non rinnegata.
Diciamo no sia al laicismo che al confessionale.
Bisogna quindi dotare l’Italia di un sistema politico di tipo europeo per farne un normale paese europeo. Di fronte alla concreta possibilità che nasca un partito senz’anima a sovranità limitata,con molte teste, ma senza un profilo definito c’e da chiedersi se non è meglio come dice Rutelli nella sua mozione portata ai congressi di DL , fare l’esperienza delle federazioni, in cui tutti i contraenti hanno una sovranità limitata ma nota e decisa in modo consapevole.
Dapprima mi sembrava che la parola federazione fosse lontana dal mio pensiero sul partito nuovo che doveva venire creato, molto più vicina al pensiero parisiano, ma ora mi sto accoorgendo che potrebbe essere un sistema più fattibile , e che comunque i passi se fatti tutti di seguito e lineari possono portare alla meta senza stancare e abbandonare il percorso.
Federale non vuol dire solo articolazione territoriale del paese, ma equilibrio tra poteri autonomi e difese di queste autonomie al di là dei giochi di maggioranza e minoranza come elemento fondamentale del vero federalismo. Naturalmente il federalismo non deve essere solo una sommatoria di interessi locali. Inoltre questa esperienza farebbe si che sempre a livello locale una porta sarebbe aperta alle questioni dei rapporti con altre formazioni . Un partito quindi strutturato su un solido ed efficiente impianto federale.
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