Corriere della Sera
«Il Pd si farà. Ma i Ds si rassegnino: mai nel Pse»
07-03-2007
ROMA — L'incubo di essere autosufficienti sulla politica estera, perché «in questa situazione non si può aspettare un aiuto gratuito dall'opposizione». Il no alla proposta della sinistra radicale di far coltivare oppio in Afghanistan a fini farmaceutici: «Il presidente Karzai, quando gli ho chiesto che cosa ne pensava, mi ha detto: così aumenterà ancora la produzione». E infine la pregiudiziale della Margherita sulla collocazione del partito democratico: «Mai nel Pse». L'ex ministro degli Esteri Lamberto Dini, presidente della commissione Esteri del Senato, esponente di spicco della Margherita, non si nasconde la situazione difficile e turbolenta delle prossime settimane. E sulla legge elettorale ha una sola certezza: «Ci vuole l'accordo tra le grandi forze politiche». Senatore Lamberto Dini, ci può essere una maggioranza variabile, come ha proposto il ministro Amato, sul decreto di rifinanziamento della missione in Afghanistan? «Vari esponenti dell'Unione vanno dicendo da qualche giorno che, se non ci fosse la maggioranza sul rifinanziamento della missione in Afghanistan, non è detto che il governo dovrebbe dimettersi. Tuttavia c'è stata una chiara indicazione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha detto che il governo in politica estera deve essere autosufficiente e cioè avere i 158 voti di maggioranza al Senato». Altrimenti Prodi dovrebbe dimettersi? «Spero che ci siano questi voti, come ci sono stati per la fiducia la settimana scorsa. Ma non so quali intese ci sono. E non conosco i termini delle conversazioni del presidente Napolitano con il capo del governo e i leader dei principali gruppi politici di maggioranza e opposizione durante la crisi. Ma certo il compito del governo è difficile». Un «soccorso» bipartisan non è pensabile? «Nei cinque anni in cui sono stato ministro degli Esteri ho sempre auspicato che la politica estera fosse bipartisan ma oggi c'è questa situazione imprevista che dalle elezioni per la prima volta non è emersa una maggioranza chiara in Senato. Chiedere quindi appoggio gratis all'opposizione è impensabile, visto che è così determinata a vedere la caduta del governo». Prima che si riesca a cambiare la legge elettorale? «Al momento la sintesi su questo tema mi sembra lontana, ci sono almeno quindici punti di vista. Ci vorrebbe un accordo tra i grandi partiti, ma rispettato da tutti. La mia idea è che serva un sistema maggioritario a uno o due turni, ma so di avere una posizione molto minoritaria». Francesco Rutelli ha detto che voterebbe il centrista Bayrou alla presidenziali in Francia e non Ségolène Royal, la candidata dei socialisti. E lei? «Condivido le dichiarazioni di Rutelli. Mi ha stupito lo stupore di quanti, diessini soprattutto, si sono scandalizzati: essere per Bayrou che è persona amica e stimata non vuol dire necessariamente essere contro Royal». Però mentre fate il partito democratico avete preferenze diverse persino sui candidati francesi... «Rutelli è insieme a Bayrou co-presidente del Partito democratico europeo, di cui, tra l'altro, Romano Prodi è presidente onorario. Questo è un partito che è nato dopo le ultime elezioni europee, nel 2004, quando ci fu la lista unitaria e c'era l'idea di creare in Europa il gruppo dell'Ulivo. Purtroppo subito dopo il voto, i ds scelsero il Pse e con Prodi la Margherita dette vita al Pde, appartenente al gruppo liberaldemocratico. La Margherita non starà mai nel Pse». E il partito democratico dove si collocherà? «Se si farà, non farà parte del Pse. Sarebbe il caso che i Ds facessero quello che non han fatto nel 2004. La Margherita non abbandona la sua posizione perché perderebbe la metà dei consensi». Non siete d'accordo sulla collocazione europea, non la pensate allo stesso modo sulle questioni etiche. Perché volete fare il Partito democratico? «Non è tutto rose e fiori neppure dentro i Ds: ci sono importanti esponenti della Quercia che non considerano il partito democratico come consono con la loro storia. Tuttavia ci sono tante cose che uniscono i nostri due partiti, la solidarietà, la visione europea, la coazione sociale, la difesa dei più deboli. Certo il nodo dell'appartenenza europea va sciolto prima dei due congressi di aprile in cui Ds e Margherita decideranno di fare il Partito democratico e comunque entro le prossime europee. Ma la cosa più sbagliata sarebbe spazzare la questione sotto il tappeto rimanendo nell'ambiguità». Chi voterebbe lei al secondo turno, in Francia, Royal o Sarkozy? «Vorrei vedere prima i loro programmi elettorali che cosa dicono sull'Europa e sul ruolo che la Francia vuole giocare».
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