venerdì 23 febbraio 2007

L´INTERVISTA Franceschini: larghe intese impossibili, ucciderebbero il nostro giovane bipolarismo

La Repubblica

"Diamo vincoli al dissenso solo così sopravviveremo"

23-02-2007

ROMA - «L´incidente al Senato era nel conto, lo sapevamo bene fin dall´inizio. Con una maggioranza tanto risicata, il rischio di uno scivolone era per così dire fisiologico. Però non dimentichiamo chi, in origine, ne porta la responsabilità». C´è un colpevole "a monte", presidente Franceschini, della crisi del governo Prodi? «Il centrodestra ci ha lasciato una polpetta avvelenata, l´attuale legge elettorale. L´ultimo frutto del governo Berlusconi che, quando ha capito che il centrosinistra avrebbe vinto le elezioni, ha concepito un meccanismo finalizzato a produrre instabilità e impedire di governare. Purtroppo, ha raggiunto il suo obiettivo». Però Prodi è inciampato in una "catena" di incidenti. «L´aspetto più paradossale è che il governo è caduto sulla politica estera, e cioè sul settore che più di tutti ha espresso il grande salto qualitativo della nostra coalizione». L´affondamento è arrivato dall´interno stesso del centrosinistra. «Tutti i partiti, sinistra della coalizione compresa. hanno affrontato con grande senso di responsabilità passaggi difficili. Non riesco invece a dare alcuna giustificazione al comportamento di singoli senatori di sinistra, o addirittura di estrema sinistra, che invece rischiano di spalancare la porta al ritorno di Berlusconi e Fini. E perché? Per non aver avuto il coraggio di rinunciare ad una parte delle proprie idee nell´interesse del paese». Nessun regolamento di conti allora con Rifondazione e gli altri? «Io non penso che il problema sia la sinistra radicale che, a parte la discutibile presenza a Vicenza, sulla politica estera è sempre stata responsabile. Da posizioni di partenza lontane, come sull´Afghanistan, ha poi accettato l´approdo finale a posizioni comuni». Dopo Prodi, c´è solo Prodi? «Abbiamo sottoscritto un patto con gli elettori: su un programma, una coalizione e un premier. Quel patto non si tocca. Pronti quindi alla riconferma di Prodi. Con un chiarimento, che non sia finalizzato solo a superare il voto di fiducia, se il presidente Napolitano deciderà di rinviare il governo alle Camere, ma a garantire i successivi passaggi, a cominciare dall´Afghanistan». Ma in che modo il governo può "garantirsi" dai dissidenti? «E´ sufficiente che vi sia una "regola di coalizione" per i gruppi e per i singoli. Non vuol dire essere d´accordo al 100 per cento su ogni cosa, ma accettare che le decisioni prese alla fine dal premier siano vincolanti per tutti». Il sentiero è stretto, Pallaro al Senato annuncia che non voterà la fiducia. «C´è tempo. Un governo non nasce o cade sulla base di questa o quella dichiarazione. Il luogo in cui si verifica il consenso, in modo chiaro e trasparente, è il Parlamento. E credo che i 12 punti programmatici approvati dal vertice di ieri sera possano essere valutati come un nuovo inizio anche da chi, come Marco Follini, da tempo guarda a noi con attenzione». Se Prodi non ce la fa, avete un piano B? Possono entrare in campo le larghe intese? «In altri paesi come la Germania nascono per brevi periodi governi di larghe intese, ma ci troviamo in un sistema politico stabile, in cui socialisti e democristiani accettano appunto di fare insieme un pezzo di strada e poi tornare concorrenti. Il nostro bipolarismo invece è troppo fragile e giovane per potersi permettere un governo di larghe intese. Alla fine ne uscirebbe a pezzi. E´ un prezzo troppo alto da pagare». C´è il rischio di elezioni anticipate? «Registro che in Parlamento una larga maggioranza, ben oltre il centrosinistra, è contraria. Sarebbe paradossale tornare alle urne solo perché lo vuole Berlusconi. In ogni caso, abbiamo leaders, energie e idee per batterlo ancora una volta». La crisi di governo blocca anche il Partito democratico? «No, non lo blocca. Qualunque cosa accada, nelle prossime settimane o nei prossimi mesi, appare a tutti sempre più chiaro che la condizione per governare e competere è un Partito democratico che al più presto diventi realtà. Mettiamolo in pista prima possibile, usciamo dal campo di idee per il futuro e facciamolo diventare una cosa concreta».


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