martedì 16 gennaio 2007

La delusione dei «riformisti con le ali bagnate» «Abbiamo perso senza neppure aver giocato»

da Corriere della Sera del 15 gennaio 2007, pag. 9

di Sergio Rizzo




Può sembrare perfino bana­le, quello che dice l'economista riformista Pier Carlo Padoan: «La mia esperienza di accademico dice che le riforme si fanno al­l'inizio della legislatura o mai più». Ma è una banalità solo apparente, quella conte­nuta nell'osservazione del direttore di Italianieuropei, la Fondazione presieduta da Massimo D'Alema. Soprattutto dopo l'esi­to del conclave di Caserta, sul quale il quo­tidiano l'Unità ha steso un giudizio ama­ro, sintetizzato in questo titolo: «Le ali bagnate del riformismo». Parole che trasudano un evidente pessimismo. Al quale Pa­doan replica conferman­do «la fiducia che il cam­biamento si possa avvia­re». Ma non senza avverti­re: «La cosa peggiore è che si possa interpretare il risultato del vertice di Caserta come un messaggio che le riforme sono rinviate sine die».



Preoccupazione generata nello schiera­mento riformista anche dai presunti con­trasti fra Dl e Ds (Francesco Rutelli e Pierluigi Bersani), e colta tanto dal quotidiano della Margherita Europa quanto da quello della Cei, l'Avvenire. Ma che a quanto pa­re affligge anche un altro esponente di spicco dell'ala liberai dei Ds. «Il processo di apertura dei mercati va affrontato nei prossimi mesi. Altrimenti si sarà smarrito il sentiero», sostiene Enrico Morando, Che sottolinea come «la prima cosa che Roma­no Prodi deve fare è separare la proprietà di Snam Retegas dall'Eni» facendo immediatamente il relativo decreto. Quel gesto, a parere di Morando, «chiuderebbe la boc­ca a chi dice che il governo se la prende so­lo con i tassisti e non ha il coraggio dì af­frontare con le liberalizzazioni i poteri più forti». Sarebbe davvero il segnale di una svolta riformista in grado di rilanciare un Partito democratico che altrimenti, secon­do Nicola Rossi, «nascerebbe sulla sab­bia» di una sterile competizione fra innova­tori margheritini e diessini? Anche Moran­do non può fare a meno di notare che «a Caserta, invece di affrontare il me­rito delle cose da fare, si è avuta solo una diatriba sulla cabina di regia». E spiega che «il Partito de­mocratico nasce con cre­dibilità se Rutelli, Bersani e Fassino remano nella stessa direzione». Per­ché, argomenta, «nessuno è interessato a sapere se le riforme le fanno la Margherita o i Ds: spero che sia chiaro a tutti». II leader radicaleDaniele Capezzone che è tra i fondatori dei Volenterosi, è convinto che «il centrosinistra paga i cinque anni di opposizione, durante i quali non è riuscito a porre le condizioni per l'afferma­zione al proprio interno della linea riformi­sta». Nemmeno lui nasconde la delusione per com'è andata a finire a Caserta: «II fat­to è che i riformisti non hanno neppure co­minciato a giocare, né a Caserta, né pri­ma». E liquida così la cabina di regia: «Se sì va avanti così, Ds e Margherita non po­tranno piantare le bandierine nemmeno sulle cabine degli stabilimenti balneari».


Del resto, alla domanda se da Caserta i riformisti ne siano usciti con le ossa rotte, un laconico Antonio Polito, Volenteroso anch'egli e senatore della Margherita, non può che rispondere: «Direi proprio di sì». Sottolineando che «le pensioni sono rien­trate per miracolo nell'Agenda proprio in zona Cesarmi, grazie a Rutelli e Tommaso Padoa-Schioppa». È questo il «tempo supplementare» che, come ha scritto su Europa il presidente della commis­sione Trasporti del Parla­mento europeo, Paolo Costa, Prodi avrebbe an­cora a disposizione «per dare forma e contenuto a quella politica riformi­sta di cui ha bisogno il Paese»? Commenta l'ex sindaco, margheritino, di Venezia, ricordando forse che dietro l'angolo ci sono già le ele­zioni amministrative : «II governo sta facen­do il suo mestiere. Ma anche Caserta dimo­stra che il programma riformista è stato più promesso che annunciato. E senza an­nunci, ogni giorno più urgenti non si con­sente, all'elettorato di formarsi un'opinio­ne e di esprimere il consenso. Tanto meno verso un Partito democratico che ancora non c'è».

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