da Il Riformista del 7 giugno 2006, pag. 2
di Antonio Polito
Che cosa c'è scritto nell'ormai celebre lettera firmata da sessanta parlamentari della Margherita, tra i quali anche il “noto laico Polito”, che tanto scandalo ha sollevato? La domanda non è retorica, perche la quasi totalità delle persone che me ne hanno chiesto conto (giornalisti e dichiaranti ai giornali compresi), hanno confessato di non averla letta, se non nella sintesi di un titolo giornalistico che annunciava l'ennesima azione di una “lobby cattolica”.
Dunque: innanzitutto nella lettera, nonostante quello che sembra credere Macaluso, non c'e alcun riferimento alla “bioetica e alla libertà di ricerca” nè diretto nè indiretto. Non si occupa di legge 40, di staminali, di eterologa, di analisi pre impianto. E' infatti concentrata su due temi, esplicitamente indicati: a) le politiche della famiglia, b) il riconoscimento dei diritti alle persone che fanno parte di unioni di fatto». Scopo della lettera e il seguente: «Per evitare strumentalizzazioni e scorrette interpretazioni di quanto sottoscritto nel programma dell'Unione e presentato dal presidente del Consiglio Romano Prodi nelle aule del Senato e della Camera, dove ha ottenuto la fiducia, riteniamo doveroso che il governo e la maggioranza parlamentare si attengano allo stesso”. La lettera incita dunque a perseguire «politiche familiari che siano rivolte alla stragrande maggioranza delle famiglie italiane che hanno bisogni concreti e che attendono da questo governo e dal ministero iniziative volte a garantire la stabilità della famiglia, facilitandone la qualità di vita nei modi articolati promessi dal programma stesso”. E poi arriva alla frase chiave, che riporto testualmente: «Riguardo al riconoscimento dei diritti e delle prerogative delle persone che fanno parte di unioni di fatto, resta imprescindibile formulare un intervento parlamentare, il più rapido possibile, che mostri nei fatti come ci si voglia e ci si possa far carico di bisogni concreti, riconducibili ai diritti individuali. In questo senso riteniamo utile attivare un gruppo di studio che, partendo da una ricognizione di tutte le proposte di legge gia presentate in tal senso e interpellando alcuni esperti dei vari ambiti, possa formulare in parlamento una proposta prima delle vacanze estive... Questo percorso eviterà divisioni, manterrà unita la coalizione e ci consentirà di sostenere con il nostro voto il governo nella realizzazione del programma sulle politiche familiari prescelto dagli elettori. In proposito sosteniamo il ministro Rosy Bindi nell'azione governativa che sta intraprendendo sulle politiche per la famiglia».
Non è proprio scritta da dio, però la lettera serve chiaramente a due cose: “a tenere volutamente di stinti” il tema delle politiche per la famiglia dal tema delle unioni di fatto, e ad accelerare per queste ultime un provvedimento legislativo che attui il programma dell'Unione. Può darsi che, come ha dichiarato Peppino Caldarola, una lettera così «grondi tematiche post risorgimentali, di quelle precedenti la presa di Roma da parte dei bersaglieri». Ma io, forse per scarsa cultura laica, non me ne ero accorto. Quando mi è stato chiesto di sottoscriverla, dunque, mi sono trovato dinanzi a due alternative: o la giudicavo sulla base del contenuto, che condividevo, e la firmavo; o la giudicavo in base alle firme dei proponenti, iscrivibili nella categoria «cattolici» e non la firmavo perché non cattolico. Se avessi scelto la seconda strada avrei negato in radice la possibilità stessa di quello che vado predicando: un unico partito democratico, pluralista, in cui laici e cattolici dialogano e costruiscono accordi o compromessi sulle questioni che concernono l'etica e la coscienza. Rifiutare la mia firma perchè c'era quella della Binetti (e quella di Cossiga, e quella di De Mita, e quella di Treu, e quella di Mattarella) equivaleva a dire: anche quando sono d'accordo con voi, non posso tradire la mia tribù e frequentare la vostra; due tribù siamo e due tribù resteremo. Ho scelto la prima strada e la seguirò per tutta la legislatura: firmare tutto quello che condivido, indipendentemente da chi firma con me. (Il metodo si intende esteso anche alla tribù del centrodestra).
E' probabile che questa contaminazione abbia gravemente com promesso la mia purezza ideologica di laico. Ingenuamente pensavo che laico volesse dire ragionare seguendo la legge morale che è dentro di me, e senza rispondere a un'autorità morale esterna, fosse pure incarnata da Capezzone, e fosse pure sostenuta dal consenso popolare del due virgola qualcosa. Quel che è peggio è che, avendo una volta violato la consegna, mi sono venuti ulteriori dubbi. Per esempio: esiste un kit del perfetto laico? Voglio dire: quando uno si definisce laico si vincola a un pacchetto di idee da prendere in blocco, o può scegliere di volta in volta l'idea che condivide e quella che non condivide? Il laico che è per la ricerca sulle staminali (e io lo sono) deve anche essere per i matrimoni gay (e io non lo sono)? Il laico che accetta la dolorosa necessità del ricorso all'aborto quando la salute fisica o mentale della donna sia messa a rischio da una maternità (e io l'accetto) deve anche accettare l'eutanasia (e io non l'accetto)? Ditemelo, cari maestri laici, perché se essere laici equivale ad aderire a un credo e a tutti i suoi dogmi, sarei tentato di abiurare.
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