da Il Sole 24 Ore del 9 giugno 2006, pag. 11
di Guido Gentili
Ma cosa si muove, tra gli imprenditori, dietro e oltre il “cuneo"? Il quinto rapporto su L'Italia delle imprese, della Fondazione Nord Est indica in modo chiaro (33,2% delle preferenze) che la riduzione del cuneo fiscale e contributivo dove essere il primo punto all'ordine del giorno del neonato governo di Romano Prodi.
Seguono la riduzione dell'lrap, gli sgravi fiscali per le imprese che investono in innovazione e ricerca, la lotta all'evasione fiscale, l'aumento della flessibilità sul lavoro, la liberalizzazione del settore energetico e, in ultima posizione, l'armonizzazione della tassazione sulle rendite finanziarie. Tutto sommato, un'agenda di richieste per i primi "cento giorni" del governo in linea con la consolidata "sintesi" del variegato mondo dell'imprenditoria italiana, che conferma l'inserimento (ed è un bene) tra le priorità della “lotta all'evasione fiscale”, voce che in altri tempi non figurava certo nelle prime preoccupazioni degli industriali.
Piuttosto, è da notare che l'ipotesi di una manovra volta a inasprire la tassazione sulle rendite finanziarie chiude la classifica delle richieste con un risicatissimo 1,8%, indice che il progetto, esploso mediaticamente nell'estate delle scalate bancarie e dei furbetti, non fa presa nelle attese degli imprenditori.
La richiesta di ridurre il "cuneo", nel quadro di una strategia volta a ridurre i costi del lavoro e insieme a rendere più pesanti le buste paga dei lavoratori, trova peraltro rispondenza piena nel piano del nuovo governo che ha promesso un taglio secco di cinque punti di questa voce. E’ chiaro il senso di marcia di un simile provvedimento; fuori dai giochi di parole, non sbaglia chi ne parla come una mossa che può determinare gli stessi eftetti di una svalutazione competitiva, strada non più praticabile dopo l'avvento dell'euro.
Si capisce dunque l'interesse degli Imprenditori per una scossa su un terreno cruciale e contraddittorio, dove le richieste per "più mercato" e deregolamentazione si accavallano con quelle di maggiore protezione. Ma si capisce anche, come ha messo in rilievo ieri Daniele Marini, che la scommessa competitiva non può essere giocata sul solo terreno della riduzione dei costi. Da sola, la manovra sul "cuneo” avrebbe un effetto limitato nel tempo. Si tratta dunque di guardare oltre i cento giorni, e qui ritorna la domanda iniziale: cosa sì muove, tra gli imprenditori, dietro e oltre il "cuneo"?
Il rapporto della Fondazione Nord Est fotografa bene il momento di transizione di un'imprenditoria alla continua ricerca di un equilibrio tra l'affermazione solitaria e gladiatoria, quasi autoreferenziale, sui mercati del mondo e l'adesione a un progetto di ripresa sistemico, ordinato e consensuale. Negli ultimi mesi, complice una dura campagna elettorale prima e un avvio faticoso del nuovo governo di centro-sinistra poi, è sembrata prevalere la prima spinta, quella degli animal spirits radicati soprattutto a Nord, che ha finito per riproporre anche la "questione settentrionale".
Confidano prima di tutto in loro stessi, i protagonisti dell'Italia delle imprese. Otto intervistati su dieci esprimono una mozione di fiducia piena nei confronti dei piccoli e medi imprenditori. Il rapporto con le banche è una corda tesa sempre sul punto di spezzarsi. Il solco tra piccoli e grandi non è un'invenzione sociologica. La diffidenza nei confronti del nuovo governo è evidente. Si procede in ordine sparso. Alle organizzazioni di rappresentanza si chiede, prima di tutto, un lavoro di lobby, di tutela degli interessi sul campo.
L'Europa, le istituzioni nazionali, la voglia di coesione e di ricerca di riforme con il consenso di tutte le parti, che pure ci sono, appaiono più sfuocate, in seconda linea. In questa fase si puntano i piedi per terra, si alza la voce per far sentire le proprie ragioni, si chiedono meno regole e a volte più protezioni senza porsi troppi problema di coerenza. E’ probabile che questo movimentismo, che pure è uno dei tratti profondi dell'Italia delle imprese, abbia trovato più linfa nel contesto politico che ha fatto da sfondo alle elezioni e, successivamente, alle prime dichiarazioni programmatiche della coalizione di governo di centro-sinistra. Gli imprenditori piccoli e medi guardano con diffidenza ai progetti del Governo e alle pressioni dell'ala sinistra della coalizione: si spiegano così l'esplosione di consensi per Berlusconi al convegno di Vicenza, i calorosi applausi a Gianni Letta all'assemblea annuale di Confindustria, l'interruzione del segretario generale della Cgil, Epifani, all'assemblea di Varese (la posizione della Cgil è vista come in larga parte coincidente con il programma di governo).
Spetterà all'esecutivo rispondere con i fatti alle richieste delle imprese. Stato e fisco leggeri, semplificazione normativa, infrastrutture (ecco uno dei punti-chiave della "questione settentrionale”), nessun passo indietro sulla riforma del mercato del lavoro: sono queste le attese per il dopo "cento giorni".
Oltre il "cuneo", per l'appunto.
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