mercoledì 15 febbraio 2006

Bolkestein, l’Europa trova l’accordo

Da Europa

intervento di ENRICO LETTA
15-02-2006

La Bolkestein dimostra che i partiti democratici sono nati e stanno crescendo. In Europa e in Italia. La Margherita infatti ha gestito e si appresta a votare la ormai famigerata direttiva Bolkestein in accordo con gli alleati francesi e belgi che formano insieme ad essa il Partito democratico europeo. E lo stesso accadrà in accordo con i Ds, alleati dell’Ulivo in Italia. A molti pareva una prova impossibile, un’asticella troppo alta da superare. Invece proprio sul tema più complesso, quello della liberalizzazione e dei diritti dei lavoratori si è compiuto un gran lavoro di raccordo tra le varie posizioni (protagonisti Luigi Cocilovo e Antonio Panzeri) e oggi l’Ulivo, il futuro Partito democratico, batte un colpo importante. Siamo di fronte a un testo che rilancia la liberalizzazione in Europa e in Italia, lo fa con misure che aiuteranno la crescita e aumenteranno le opportunità per i consumatori. Vischiosità, chiusure e privilegi che nel campo dei servizi impediscono costi competitivi e opportunità di lavoro per i giovani saranno attenuati se la direttiva passerà. Allo stesso tempo, l’ultima versione del testo evita i problemi di dumping sociale che erano insiti nella questione di una squilibrata applicazione del principio del paese d’origine. Un lavoro di revisione che ha cambiato il testo a tal punto che appare difficilmente comprensibile la posizione di chi continua in un’opposizione preconcetta in nome più di un totem che dei contenuti reali. Oggi l’Europa ha l’opportunità di far ripartire la liberalizzazione e quindi la crescita senza minare la coesione sociale. Certo, il testo potrebbe essere migliore e i passi avanti verso un’armonizzazione maggiori, ma alla fine è un’opportunità che va colta perché senza crescita non c’è riequilibrio sociale e perché l’Europa deve tornare popolare tra i suoi cittadini. Il risultato dei referendum francese e olandese aveva dimostrato un divario troppo forte tra le aspettative dei cittadini e le scelte europee. Questo divario va colmato e il voto di domani rappresenta un banco di prova per voltare pagina e cominciare a lasciarci la crisi europea dietro le spalle.

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