sabato 3 dicembre 2005

La concretezza fa bene all'Ulivo

Le proposte di Giavazzi per i 100 giorni
di
Dario Di Vico

dal Corriere della Sera del 29/11/05


E' proprio vero che si nuoce alla sinistra se le si chiede, come ha fatto su questo giornale Francesco Giavazzi, di indicare le priorità dell’azione di governo? Il centrosinistra ha la convinzione di rappresentare la maggioranza del Paese, di avere con sé le élite deluse dal berlusconismo e di aver guadagnato ampi consensi anche tra i ceti medi. E' il risultato (anche) di una politica d'opposizione che è riuscita nel capolavoro di presentare l'Unione in doppia veste: la coalizione capace di far ripartire le liberalizzazioni ma anche lo schieramento che saprà riformulare un quadro efficace di tutele e protezioni sociali. Dall'Economist ai co.co.co.
Il punto è che, avvicinandosi le elezioni, lo stato di grazia comincia a venir meno. Le cronache segnalano come gli osservatori stranieri comincino a nutrir dubbi e come i cittadini della Val di Susa, governati da amministrazioni di centrosinistra, insorgano contro la Tav infischiandosene dei leader piemontesi dell'Ulivo. L'opinione pubblica interna ed estera è diventata più esigente, non si accontenta più della satira anti- Cavaliere e preme. Di fronte a questi sintomi febbrili i medici pietosi (e interessati) invitano il paziente a far finta di nulla, a stringere i denti perché le elezioni sono vicine. Guai a produrre indicazioni precise di governo per i primi cento giorni, guai a fare i conti con le contraddizioni in seno al popolo. E' farina del diavolo.
E' questo il motivo per cui un pezzo consistente del centrosinistra finisce per indulgere al programmismo. Il programma per loro è la sommatoria delle domande sociali e la forma lessicale che prende è l'ossimoro. Due anni fa Franco Debenedetti a un convegno orvietano dell' associazione «Libertà eguale» segnalò l'abuso di formule come modernità e diritti, solidarietà e mercato, sviluppo sostenibile, in sostanza il tentativo di conciliare l'inconciliabile. Da allora la situazione non è migliorata e nei documenti programmatici si trova di tutto. Dalla «riqualificazione del waterfront » delle città di mare fino a «una moderna politica del catasto» passando per «il welfare promozionale » e «il riassetto della governance multilivello disegnata dalla Nuova Programmazione ». Quando una scelta è spinosa — metti la Bolkestein—si ricorre alla più lunga delle perifrasi e si finisce per proporre di «affidare agli ordini professionali le funzioni di formazione dei loro associati». Così si rinvia al dopo-elezioni l'ora delle scelte e ci si illude che basterà una campagna di controinformazione sul «buco di bilancio lasciatoci dalla destra» per tenere il campo.
Giavazzi ha indicato un metodo opposto. Individuare cinque provvedimenti- simbolo che il governo dell'Unione si impegna a realizzare una volta scalato Palazzo Chigi. Romano Prodi ha raccolto l'invito dicendo di «apprezzare » le proposte di Giavazzi sull'introduzione di maggiore concorrenza nel sistema universitario, l'eliminazione degli Ordini professionali, la rimozione del Governatore della Banca d'Italia, la soppressione della Cassa Depositi e Prestiti e l'adozione del modello danese nel mercato del lavoro. Cose analoghe ha detto anche Francesco Rutelli in apertura del Big Talk milanese.Ma su Liberazione Giorgio Cremaschi ha subito obiettato che se «solo alcuni dei punti suggeriti dal Corriere fossero accolti dal governo sarebbe necessario uno sciopero generale a settimana». Tocca ora aiDs, che organizzano a partire da giovedì la Conferenza di programma, dire la loro. Nell' attesa si può osservare che la provocazione di Giavazzi ha animato il dibattito, mentre le bozze programmatiche fin qui uscite non hanno acceso alcuna passione. Curioso, no?

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