martedì 22 novembre 2005

Luigi Gazzola interviene a proposito dell'articolo di M.Trespidi (Forza Italia)

Da Libertà del 21/11/05

Su Libertà del 15.11 è apparso l’intervento (“Primarie, Margherita sfogliata”) del capogruppo di F.I. al Comune di Piacenza che prende le mosse “da un sincero desiderio di aprire un confronto ed un dibattito anche nella nostra città” dopo l’esperienza delle primarie del centrosinistra.
Quanto sia sincero il desiderio lo dimostra il rinnovato appello finale – questa volta con stile pacato e senza convention – ai “moderati della Margherita” a costruire il Partito Popolare Europeo.
Tuttavia l’occasione di aprire un dibattito va colta. Non per sottolineare la mancata celebrazione delle primarie del centrodestra, invocate proprio dai moderati di quella parte, nemmeno per disquisire del grado di democrazia con il quale colà si determinano le leadership o sul grado di partecipazione popolare alla discussione sul partito unico. Di questo tratteremo in un’altra puntata del dibattito. Semmai per chiarire alcuni passaggi sul ruolo della Margherita che nel ragionamento del capogruppo appaiono contorti.
La scelta dell’Assemblea Federale di D.L. di riconsiderazione la decisone assunta a maggio di non presentare liste unitarie segna una svolta che rimette la Margherita sulla carreggiata del suo patto statutario condensato nella formula di “una Margherita per l’Ulivo”.
La Margherita decise per la lista autonoma di partito non per marcare una propria “differenza politica” ma sulla base della convinzione che un’offerta politica differenziata, fosse più utile ai fini della raccolta del consenso complessivo dell’Unione, puntando sull’attitudine di D.L. ad intercettare i consensi in fuga dal crollo della CDL. Tesi plausibile ma che rischiava di introdurre tra DS e Margherita una competizione difficile da governare, con il possibile sacrificio di obiettivi politici di prima grandezza. Due in particolare: quello di privare il futuro governo Prodi del supporto di una forza politico-parlamentare robusta e coesa, ma soprattutto di interrompere il processo di costruzione dell’Ulivo come progetto e come soggetto unitario e plurale così essenziale alla maturazione e al compimento della democrazia italiana.
All’origine della svolta stanno certamente due novità. La prima è il possibile varo di una nuova legge elettorale avente lo scopo di produrre frammentazione e instabilità, di stemperare sino al dissolvere il vincolo di coalizione. Si può ben dire che la dissoluzione della CDL genera dissoluzione. Alla quale tuttavia reagiamo con una risposta politica alta, uguale e contraria, che rafforza i vincoli e i processi unitari dell’Unione e nell’Unione. Ritenere che la svolta sia una conseguenza necessaria della riforma elettorale è quindi del tutto strumentale e irrealistico. La seconda novità è il travolgente risultato delle primarie, con i suoi tre messaggi, con le sue richieste: di partecipazione, di unità, di governo imperniato su un forte baricentro riformista. La forza che gli elettori hanno dato a Prodi ha concorso a riaprire una prospettiva al suo progetto, quello dell’Ulivo, inteso quale cantiere e laboratorio del Partito democratico. Da perseguire con gradualità ma con determinazione.

La sostanza della svolta infatti non sta nella revoca della decisione circa la lista unitaria quanto piuttosto nella proposta del Partito democratico, non più come metafora solo retoricamente evocata ma differita a un tempo lontano, ma come un obiettivo strategico da perseguire programmaticamente sin dalla prossima legislatura. Una svolta che prefigura la nostra disponibilità ad andare oltre noi stessi, a concorrere da protagonisti a dar vita a un Partito nuovo, altro e diverso dai nostri, attuali partiti.
Nessuno sbandamento dunque nella Margherita. Quella che Rutelli ha proposto è una sfida alta. Dalla quale vengono delle conseguenze. La più importante sta nella condivisione di una ferma volontà politica. Solo una Margherita forte e unita sull’obiettivo può essere protagonista e alla testa di un progetto tanto ambizioso. In questo progetto non intendiamo essere trascinati. E’ bastato l’annuncio della proposta perché, semmai, altrove venissero a galla resistenze tra chi, sin qui, si era fatto scudo dell’indisponiblità della Margherita.
Un’altra conseguenza riguarda i problemi che si pongono lungo il percorso di una cooperazione più stretta con i DS sul piano dei riferimenti europei per cui, fatti salvi i tempi di maturazione dei processi necessari, noi dobbiamo operare perché il profilo del PDE evolva sempre più nel senso di una formazione politica di centrosinistra nella quale possano trovare ospitalità tutte quelle forze che guardano senza nostalgie al futuro del continente per il quale promuovere politiche capaci di assicurare una più forte coesione sociale, di ridurre disparità e disuguaglianze .
Il superamento degli attuali riferimenti europei può apparire paradossale soltanto a chi è prigioniero di vecchi schemi o a chi ha bisogno di escogitare formule e nominalismi, di alzare l’asticella, per spostare l’attenzione dai fallimenti politici nazionali offrendo un’immagine di sé apparentemente innovativa e fantasiosa ma in realtà estremamente immobile e pigra nei comportamenti, nella soluzione dei problemi e nella cultura politica.
Insomma, costruire il Partito popolare europeo per fare che?
Identità. Capace di rinnovarsi. Nuova più alta, non ibernata.
Occasione di autonomia: quale autonomia si offre ai partiti piccoli nel partito unico di Todi?

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