giovedì 27 ottobre 2005

La frontiera bolognese (di Maurizio Fistarol)

Intervento del responsabile nazionale della Margherita per le Politiche della Sicurezza, su Europa del 26/10.


La destra di “Città più sicure” ha fallito. Sono sbiaditi gli enormi cartelloni con il faccione rassicurante del Cavaliere e lo slogan n. 1 della sua campagna 2001. La coalizione che aveva coltivato con spregiudicatezza il senso di insicurezza di tanti italiani, per poi proporre sul tema ricette miracolistiche, non ha saputo onorare le promesse. La clausola del contratto televisivo in cui Berlusconi si impegnava a «una forte riduzione del numero di reati» non è stata rispettata, ma, più ancora, conta la percezione che della criminalità (anche e soprattutto della micro-criminalità) si ha nelle grandi aree urbane e in vaste aree del paese, non solo nel Mezzogiorno. Le ricette funzionano se chi le prescrive ha la credibilità per farlo. E trasmettere sicurezza ai cittadini richiede una guida caratterizzata da una serietà e un’autorevolezza palesemente assenti in un governo che si è caratterizzato per linee costantemente divergenti sull’argomento e per l’assunto (perfettamente simbolizzato dalla figura del premier) che le leggi si possono anche non rispettare. Ma il centrosinistra ha le carte in regola per svelare l’inganno, per prendere in mano la bandiera della legalità e della sicurezza? A vedere le polemiche bolognesi (e non solo) sull’operato di Cofferati vien da dire di no. Perché un profilo credibile sul tema è determinato da proposte programmatiche coerenti, che peraltro l’Unione nel suo insieme non ha ancora formulato, ma soprattutto da comportamenti inequivocabili. C’é un riflesso condizionato che scatta in ampi settori della nostra coalizione ogniqualvolta si è alla prova dei fatti: dietro a un reato, magari reiterato, dietro a una situazione di mancato rispetto delle regole, delle leggi, c’è sempre qualcosa da capire prima di agire, qualcosa da giustificare prima di reprimere, ragioni sociali che occorre comprendere prima di dare a tanti cittadini onesti (e non reazionari) il segnale di rigore che essi attendono. Ma legalità e sicurezza non vengono... dopo, non c’è difficoltà, disagio, emarginazione di sorta che possa giustificare l’infrazione della legge. Ne dobbiamo essere consapevoli proprio noi, che vogliamo lavorare per un’Italia di cittadini aperti, noi che vogliamo scon- figgere la società della paura e delle chiusure talvolta ottuse. Saranno aperti i cittadini, anche di Bologna, quanto più si sentiranno sicuri e inseriti in realtà nelle quali il rispetto delle regole vale per tutti: a iniziare dal potente di turno, per finire con il pulitore abusivo di vetri. Infine la frontiera bolognese è decisiva anche per la risposta “multilaterale” che, a differenza della destra, intendiamo dare a questi problemi. Per noi la sicurezza non è soltanto la presenza del poliziotto in strada, che pure è di fondamentale importanza. Il ruolo delle amministrazioni e delle autorità locali è, in questo senso, rilevante, lo è il clima (di sicurezze sociali, ma anche di autorevolezza e di rigore) che si respira nelle città. Una strada illuminata, un parco sorvegliato, ma anche lo sgombero di una casa illegalmente occupata valgono per la diffusa percezione quanto e più degli stanziamenti nella legge finanziaria. Ecco perché dobbiamo stare con il sindaco Cofferati a Bologna e avere ovunque comportamenti conseguenti. Le leggi si rispettano. Punto. Poi discutiamo del resto.


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