Sviluppo si chiama la sfida per il futuro governo. Dopo una legislatura berlusconiana puramente fallimentare, il compito per il nuovo governo sarà quello dello sviluppo.
A questo pro saranno tra l'altro necessarie politiche di liberalizzazione dei mercati unite che dovranno unirsi a un nuovo welfare.
La eccezionale gravità della situazione politica ed economica deve essere presente in tutti i nostri dibattiti e nelle nostre decisioni. Questo vale anche per la costruzione del programma dell’Unione. La elaborazione di un programma non è mai un fatto di ordinaria amministrazione, se vuol essere un vero programma di governo. Oggi meno che mai. Alle rotture istituzionali e ai guasti economico sociali prodotti da questo governo non possiamo rispondere proponendo un programma “ordinario”, di piccoli aggiustamenti. Non basta neppure aggiornare le proposte, pur allora importanti, del 1996 e del 2001. Tutti i governi europei sono chiamati a decisioni coraggiose in grado di rispondere positivamente alle grandi trasformazioni in atto nel mondo; e si vede quanto siano difficili. Nel caso italiano occorre un di più di innovazione per recuperare i ritardi e sanare le ferite inferte dal governo al nostro paese. Noi vogliamo che le primarie si riempiano di contenuti a sostegno di Prodi e del suo programma. Per questo è importante che tutte le iniziative delle prossime settimane siamo non solo momenti organizzativi e di mobilitazione ma occasione di dibattito programmatico. Alcuni principi generali sono contenuti nel documento dell’Unione approvato in luglio a S. Martino in Campo (Perugia) e sono stati specificati nel manifesto di Prodi per le primarie. All’interno di questo quadro condiviso ci sono però questioni aperte e controverse che vanno chiarite. Qui il ruolo della Margherita è decisivo se vogliamo dare contenuti di vera innovazione riformista alla piattaforma programmatica per il futuro governo. 1) La priorità assoluta, del nostro futuro programma è far ripartire lo sviluppo: deve essere uno sviluppo di qualità, che vada di pari passo con maggiore sicurezza e benessere dei cittadini; ma anzitutto occorre far ripartire lo sviluppo. Lo abbiamo argomentato più volte dal Big Talk di Torino, all’incontro recente di Frascati e alla Festa Nazionale della Margherita all’Argentario. Ma occorre insistere perché non è scontato all’interno della coalizione. Bisogna evitare due derive opposte. Non è accettabile ripensare una politica dei due tempi (prima sacrifici e poi lo sviluppo) che è ingiusta e si è dimostrata deleteria in passato. Noi dobbiamo dare agli italiani un messaggio di fiducia: dire che l’Italia ha le energie per ripartire: un messaggio non triste, ma neppure superficiale. Quindi non si può cadere nell’eccesso opposto; far credere che si possono soddisfare subito tutti i bisogni anche giusti accumulati in questi anni. È necessario riparare le ingiustizie distributive, far recuperare potere d’acquisto a chi l’ha perso, operai e impiegati. Ma questo si può fare solo se riparte lo sviluppo. Più precisamente se aumenta la crescita della nostra economia. Non basta sostenere la domanda come sostengono in troppi nella sinistra e tra i sindacati. Su questo occorre fare chiarezza per non illudere gli italiani. Per questo occorre concentrare le risorse, che saranno scarse, sul rilancio della competitività del paese, spostare le risorse e girarle dalla spesa corrente agli investimenti. Rifuggire dalla vecchia tentazione ancora presente anche nella coalizione di fare la sommatoria delle richieste “annegando” le priorità. 2) Alcune scelte prioritarie le abbiamo elencate nelle nostre proposte. Promuovere la competitività del paese implica aprire alla concorrenza, combattere le rendite (dalle professioni, ai servizi, all’energia) che penalizzano imprese e consumatori, valorizzare i meriti, nelle imprese, nella scuola e nelle pubbliche amministrazioni; premiare con lo strumento fiscale i fattori della crescita: il lavoro, la ricerca, le imprese innovative non le rendite). Sono scelte non indolori, che richiederanno grande energia riformista per essere attuate. Un test essenziale, sarà il Mezzogiorno. Il Sud è il grande dimenticato dalle politiche di questo governo. Per farlo ripartire occorre porlo al centro delle nostre politiche e dei nostri pensieri. Non servono politiche spot né tanto meno assistenzialismi che purtroppo sono ancora presenti. Occorre invece una terapia d’urto per sostenere la crescita anche con fiscalità di vantaggio e serve un patto civile per la legalità e lo sviluppo. 3) Il nostro programma deve essere innovativo e insieme rassicurante. Per questo la Margherita ha insistito subito sulla centralità del welfare. Ma serve un welfare rinnovato, capace di rispondere ai bisogni vecchi e nuovi di tutti i cittadini. Un welfare non risaricitorio e non assistenzialista, ma attivo che promuova le capacità delle persone. Anche qui le scelte saranno ardue. Certe proposte della sinistra sul “salario sociale” rischiano non solo di sprecare risorse pubbliche, ma di perpetuare le trappole della povertà. Qui occorrerà parlare chiaro anche con i nostri governi regionali, che hanno crescente responsabilità in materia. Due punti vanno enfatizzati e messi a fuoco meglio nel programma: la famiglia e i giovani. 4) La Margherita ha avanzato proposte di welfare familiare che danno risposte ai bisogni di tutti i componenti del nucleo, con possibilità concrete specie alle donne, di conciliare lavoro e responsabilità familiare, con servizi di cura ed educativi ai bambini e con aiuti economici duraturi. Tutto il welfare deve essere ripensato a misura di famiglia se si vuole far fronte alla crisi di natalità e alle difficoltà delle famiglie. Questo deve essere un punto centrale del nostro programma. Così si difende veramente la famiglia. Così si potrà risolvere in modo realistico e senza schematismi anche il problema delle unioni di fatto e della tutela di alcune loro necessità fondamentali. 5) Le politiche giovanili vanno riprese con più convinzione offrendo a tutti i giovani possibilità formative all’altezza della società della conoscenza combattendo la precarietà del lavoro che impedisce progetti di vita, valorizzando le loro risorse di creatività e di generosità. Sviluppo e sicurezza sono i due assi portanti del nostro programma. Dobbiamo chiarire le misure prioritarie per raggiungerli. Di risposte chiare hanno bisogno i cittadini quelli fedeli al centrosinistra e quelli delusi dal “tradimento” di Berlusconi. Questo è un insegnamento che ci viene anche dall’Europa. La disaffezione verso l’Unione europea, espressa dai referendum francesi e olandesi è dovuta, non alle carenze del progetto costituzionale ma, al fatto che l’Europa non ha saputo rispondere alle domande di sviluppo e di sicurezza dei suoi cittadini e alla aspettative suscitate dal progetto europeo. È una disaffezione da delusione, non un rifiuto dell’Europa. L’Italia è il paese che sta peggio in Europa da questo punto di vista. Sta a noi col programma e poi con l’azione di governo vincere la disaffezione e rispondere a queste aspettative e così ridare ai nostri cittadini fiducia nell’Italia e nell’Europa.
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