domenica 11 settembre 2005

I TALENTI D ’ ITALIA IL LOMBARDO-VENETO Cacciari apre all’Udc. E rilancia l’idea del Partito democratico

Come conquistare il Nord, ricco e ostile
di GABRIELLA MONTELEONE

Da "Europa" del 10/9/05.

Domanda: come fa l’Unione a vincere al Nord? Sottotesto della domanda: come si prendono quei tre milioni di voti di Forza Italia che viaggiano verso l’astensione? E poi, ammesso che l’Unione non faccia errori catastrofici («dei quali pure è capace», vedi Milano) e dunque vinca, come governerà con un Nord all’opposizione? Massimo Cacciari non ha dubbi, il piglio convincente di chi ha già vinto la sfida veneziana, conquistandosi ben 15.600 voti di elettori di Forza Italia al secondo turno, piglio che del resto non gli manca: premesso che senza il Lombardo-Veneto è «impossibile » governare perché rappresenta l’area più avanzata del paese, servono due cose: un programma chiaramente riformista e un Partito democratico che punti a questo obiettivo politico. Dev’essere chiaro insomma, «esplicito», che la coalizione è sorretta da forze ben individuate che adotteranno questa strategia di governo riformista. Solo così, per il sindaco di Venezia, si può vincere quella «dif- fidenza» ancora prevalente in quelle aree del paese che «sulle questioni istituzionali, sociali, sulla politica estera, sulle pensioni, non prevarranno altre tendenze » (leggi: della sinistra più radicale). Dibattito a Porto Santo Stefano, tema: “Come vincere al Nord”, appunto. Non c’è solo Cacciari naturalmente. Tra vari politici Dl – Franco Monaco, Maurizio Fistarol, Alberto Mattioli (vicepresidente della Provincia di Milano) – c’è anche un rappresentante della “scienza politica”, il professore Paolo Feltrin che ha giusto introdotto il confronto coordinato dal direttore di Reset, Giancarlo Borsetti. È proprio lui a mettere sull’avviso e a spiegare che il Nord ormai «si è diversificato», perché il centrosinistra ha conquistato varie regioni ma anche Verona, Padova, Belluno e Venezia nello stesso Lombardo-Veneto; e che il punto di vera debolezza del centrodestra è Forza Italia, perché la Lega, nonostante tutto, si rafforza. Ecco dunque la domanda “politica”: come si prendono i voti azzurri, posto che «non è vero che quegli elettori non votano mai centrosinistra? ». «Non chiedendo abiure» prima di tutto, risponde Feltrin e lo stesso Mattioli concorda ma punta anche sulle «proposte migliori che abbiamo noi». Basterà? Cacciari aggiunge che per vincere al Nord il programma riformista deve essere “egemone” nell’Unione e sostenuto dal Partito democratico, si capisce che va oltre, guardandolo anche in funzione di un’apertura verso quelle forze della Cdl «che si stanno sganciando e non sanno dove andare». Insomma, a meno che l’Udc non stia facendo ammuina solo per cambiare leader, «i riformisti seri – dice – hanno la responsabi-lità di convincere i più ampi settori politici». Bisogna porsi il problema, aggiunge, di «quale ospitalità dare agli elettori ma anche al ceto politico» deluso da Berlusconi. Il suo blocco sociale ormai è in disgregazione, ma non le resistenze e diffidenze nei confronti del centrosinistra. Quello che fa la differenza è il programma riformista e, certo, «i leader che lo incarnano». Su queste basi, dirà ancora il sindaco di Venezia, «si apre il confronto aperto, chiaro, con l’Udc e altri». Fistarol condivide e prova a declinare i punti essenziali di quello che deve essere un programma riformista per vincere al Nord, dove ancora «tutto quello che puzza di sinistra non si vota anche se ha le proposte migliori». Più scettico invece resta Monaco convinto che serva «meno retorica federalista e più buon governo che vuol dire cultura riformista». Sì la parola è abusata e gli fa venire l’orticaria ma va bene; piuttosto il vicepresidente dei deputati Dl batte il tasto anche sul sistema politico «che ha bisogno di poche, grandi forze politiche «, tornando con ciò all’abbandono della lista uniti per l’Ulivo, senza piglio polemico sia chiaro (la pax margheritina continua), solo per dire che proprio ai fini della governabilità il suo affossamento «non è plausibile ed è più problematico al Nord, dove il consenso è più af- fidato al voto di opinione più che a quello di appartenenza come al Sud». Fistarol invece chiede di puntare con decisione a far assumere alla Margherita «un ruolo decisivo, non come partito di nicchia o Dc bonsai, ma come partito che garantisce che, con il voto all’Unione, non ci sarà una deriva contraria ai valori di fondo di queste aree». E si torna quindi al programma «chiaramente riformista» di Cacciari, che per Fistarol significa declinare in modo credibile temi come la sicurezza, senza cedere al «riflesso condizionato di certa sinistra» che pensa che dietro un microreato c’è sempre una giusti- ficazione, offrendo anche ai piccoli e medi imprenditori una «rete di protezione».

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