Interessanti riflessioni proposte da Riotta sulla esperienza vincente del Labour britannico e del suo leader, Tony Blair.
Dal "Corriere della Sera" del 26/8/05
Anthony Charles Lynton Blair, più noto ai lettori come Tony Blair, è la nemesi della sinistra italiana. Dopo avere riportato i vecchi laburisti al potere, alla fine della lunga stagione di Lady Thatcher, Blair ha rappresentato la «terza via», con il cancelliere Schröder, Clinton, Prodi, D’Alema, Rutelli, Veltroni. Dopo l’11 settembre, l’adesione alla guerra al terrorismo, la scelta di inviare truppe in Iraq al fianco del presidente George W. Bush e le mosse non felici nel giustificare l’attacco trasformano il premier inglese in un mostro. Da modello diventa spaventapasseri: ho visto, sgomento, un ex ministro dell’Ulivo ritirargli la «tessera di uomo di sinistra» in diretta a Porta a Porta . Salvo poi vedere Tony Blair rivincere le elezioni per uno storico terzo mandato, recuperare il favore popolare e, dopo le stragi di luglio a Londra, assumere la guida morale della battaglia contro il terrorismo, senza le asprezze ideologiche dei neoconservatori, impugnando forza e saggezza. Per comprendere chi è davvero Tony Blair, da quali componenti religiose, morali e politiche, coperte dal make up talvolta grossolano dell’immagine e con una spruzzata di cinismo, è composta la sua personalità, è possibile ora leggere The boy, Tony Blair e i destini della sinistr a, biografia scritta da Andrea Romano per Mondadori (pagine 247, 17 euro). Romano, già dirigente della fondazione Italianieuropei e oggi alla Einaudi, scrive una biografia politica, senza il gossip, i tic che alimentano i tabloid della City. Ma chi ancora si illude di poter esorcizzare il «caso Blair», chi pretende di costruire una linea di rinnovamento della sinistra a prescindere dalla lunga striscia di vittorie - punteggiate da amarezze - di Blair si appresta a ripetere i frustranti scacchi dell’ultimo mezzo secolo.
Blair è socialista del dopo Guerra fredda. Profondamente religioso, persuaso che «il rapporto che esiste tra me e il mio Creatore debba restare privato». È la storia della sinistra etica scozzese, lievitata dai valori di comunità, dove gli individui crescono e prosperano insieme. La sua evoluzione, da giovane dirigente di periferia a primo ministro, non nasce però da un gioco di consulenti, da trucchi di propaganda. È - dimostra Romano - la maturazione di un secolo di storia laburista, eternamente divisa tra riformismo e massimalismo, tra difesa dei ceti popolari e negligenza verso i ceti medi, responsabilità in politica internazionale contro generico pacifismo, dove all’ex impero inglese altro ruolo non restava che scendere ogni tanto in piazza per deprecare le scelte militari delle ex colonie americane.
Delle radici antiche Blair mantiene la linfa del «bene-male», non esitando a schierarsi nella lotta alla criminalità: perché se nelle metropoli i ricchi hanno sempre il modo di proteggersi, sono i poveri, i lavoratori, a trovarsi esposti alla violenza urbana. Contro un cliché di sinistra simpatizzante - alla Fabrizio De André - con i piccoli malfattori, Blair intuisce che interi quartieri e generazioni, donne e anziani, hanno paura e tocca alla sinistra ripresentare la sicurezza come diritto civile.
Il «New Labour» di Tony Blair e del suo compagno-rivale e cervello economico Gordon Brown realizza prima di tutte le altre sinistre europee e con una profondità pareggiata solo da Bill Clinton, che il crollo del Muro di Berlino e la fine delle ideologie non seppelliscono solo il comunismo, ma incrinano anche il liberalismo classico e la socialdemocrazia. La sua preoccupazione è mantenere il successo economico delle riforme di Lady Thatcher e i risultati (Brown ne è l’artefice, Blair incassa il merito) sono sintetizzati in poche, per noi stupefacenti, cifre «una crescita media del prodotto interno lordo del 2,7% dal 2000... il 3,1% per il 2004» doppio della media di altri Paesi europei. Da nemico il mercato diventa opportunità. Anziché attardarsi al decrepito dibattito «più Stato o più mercato?» che ancora rallenta l’Italia, Blair utilizza una formula sintetica, rilanciata dal Dioscuro Brown nel discorso alla Cass Business School del 2003: «La politica industriale più adatta a favorire il successo nell’economia globalizzata è aiutare i mercati a far meglio il proprio lavoro. Questa è la nostra ricetta... noi sosteniamo i mercati aperti invece del vecchio protezionismo... invece di guardare con sospetto all’impresa e agli imprenditori... dobbiamo incoraggiare chiunque voglia misurarsi con l’impresa, da qualsiasi ceto sociale». Lady Thatcher aveva detto «cancellerò il socialismo inglese»: la Storia, ironica come sapeva Hegel, ha visto i laburisti talmente trasformati dal thatcherismo da diventare finalmente vincenti a lungo.
La guerra civile della sinistra europea sull’Iraq cancella le conquiste di Blair e ne sterilizza la lezione agli occhi degli ulivisti. Calmate le passioni del 2003, letto e meditato il bel saggio di Romano, forse gli oppositori di Silvio Berlusconi potranno rivedere la lezione di Blair: perché vincere le elezioni è fatica umana, governare fatica diabolica. E il diavolo Blair l’ha fatto con saggezza, incidenti, successo.
griotta@corriere.it
Nessun commento:
Posta un commento