Luigi Gazzola, responsabile Enti Locali della Margherita a Piacenza, interviene in merito alle polemiche sul Comune montate dal centro-destra
Clima atmosferico e politico segnano in queste settimane a Piacenza un insolito parallelismo tra aumenti delle temperature e delle polemiche e scoppi di temporali destinati a non lasciare traccia.
Un autorevole esponente del centro-destra osservava recentemente che cavalcare politicamente le proteste dei cittadini è un esercizio fine a se stesso se non si ha un progetto, delle proposte alternative. L’esperienza insegna infatti che chi a suo tempo si era ad esempio ferocemente opposto ai campi nomadi, all’inceneritore, ai parcometri ha finito poi per realizzarli in concreto non avendo alternative credibili.
Tre anni fa la città ha scelto di uscire dall’immobilismo e affidarsi per crescere alle cure di un sindaco giovane e determinato. Reggi non è forse Zapatero ma ha un programma (votato dai piacentini) e la coerenza necessaria per realizzarlo. Tra mille difficoltà causate dalle scarse risorse disponibili e dai bastoni tra le ruote di volta in volta scientificamente collocati dai personalismi interni al centrosinistra e da avversari che non tollerano mutamenti in consolidati equilibri di potere.
Tuttavia al sindaco va riconosciuto il merito di “prosciugare il proverbiale mare che separa il dire dal fare”: ha promesso qualcosa e puntualmente si impegna a realizzarlo. Compiere delle scelte in fin dei conti significa assumersi delle responsabilità, in sostanza essere in grado di governare.
Un atteggiamento dirompente per politici abituati a chiacchierare, solidarizzare, protestare alla bisogna e inviare comunicati, non trascurando nel frattempo di blandire ogni sorta di comitato incline a difendere interessi particolari, mai generali.
L’atteggiamento insomma di chi ha una visione globale dei problemi locali, della loro complessità, una progettualità a lungo termine. Che comporta nell’immediato qualche volta un sacrificio e più spesso la messa in discussione di mere abitudini, tuttavia accettate da chi ne coglie le finalità volte al bene di tutti. Benché rappresentare la città significa compiere scelte di sintesi tra mille interessi, non microinteressi, e necessariamente scontentare qualcuno.
Ma qual è il progetto? quello votato dai piacentini nel 2002, in parte già realizzato e riassunto in occasione del “bilancio di metà mandato”. Una occasione-pretesto: non tanto per propagandare le cose fatte davvero (non solo promesse) quanto per focalizzare le priorità per la seconda parte del mandato. Un progetto non statico ma continuamente verificato e aggiornato per saper affrontare le sfide degli anni a venire. Per realizzare il programma condiviso e prepararsi a risolvere i problemi della città nel quinquennio successivo.
Certo di fronte al problema della recessione economica, di una procedura di infrazione avviata dalla UE, all’impoverimento crescente delle famiglie e dei ceti medi, c’è chi può permettersi di far votare la legge salva-Previti o intrattenere i cittadini sulle virtù taumaturgiche del “partito unico della Casa delle libertà”, un modo come un altro per distogliere l’attenzione dalla propria incapacità di governo, c’è invece chi decide di giocarsi la propria credibilità a viso aperto sul terreno insidioso della concretezza, accettando il conflitto e la discussione come metodo per migliorare le scelte.
Per risolvere i problemi occorre affrontarli, non parlare d’altro o rinviarli. Non sarà sfuggito come il sindaco abbia accuratamente evitato di farsi coinvolgere nell’appassionante dibattito referendario o nella penosa vicenda su come il centrosinistra debba presentarsi alle elezioni, preferendo piuttosto continuare ad incontrare i cittadini ed occuparsi di amministrazione.
I piacentini insomma possono partire tranquillamente per le ferie – quei pochi che possono ancora farlo – sapendo che c’è chi sta lavorando per la loro città. Avranno poi ancora tempo per valutare se sia meglio la visibilità o la serietà, la propaganda o la concretezza, e di scegliere tra politici che vincono soltanto o che sanno anche governare i loro territori.
Luigi Gazzola
Resp. Enti Locali – La Margherita
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