Su Libertà dello scorso 6 Maggio nelle lettere a Libertà è apparsa una nota di Mara Croci, capo-gruppo di Forza Italia di Morfasso, che criticava , senza fare nomi, il discorso commemorativo del 25 Aprile tenuto da Mario Spezia a Morfasso.
Pubblichiamo la lettera che Mario Spezia Le ha inviato per spiegare il significato dell'intervento tenuto a Morfasso.
Crediamo che questo possa rappresentare anche una risposta alle tante recriminazioni e scuse paradossali inscenate dal centro destra per sminuire il significato delle celebrazioni del 60° della Liberazione.
Gentile professoressa,
di ritorno da Londra ove, come Amministrazione Provinciale, abbiamo portato ai nostri emigrati il saluto ed il ricordo di tutti i piacentini, trovo pubblicato su Libertà di Venerdì u.s. un Suo intervento dal titolo “Non strumentalizzare i caduti”.
Come Lei può immaginare avrei qualcosa da dire in risposta alle Sue esternazioni; lo faccio con una lettera personale (allargata per opportuna conoscenza al Sindaco) anziché con il ricorso a Libertà, perché sono interessato ad essere capito e questo è tanto più facile quanto meno polemica pubblica ci sia.
Devo subito precisare che non credo di essere e comunque non mi sento “ il politico di turno”, almeno nel significato un po’ dispregiativo che la definizione ha e che Lei ha voluto sottolineare.
La mia dimestichezza con la Val D’Arda e con Morfasso parte da lontano: da mio padre partigiano e poi senatore D.C. che ha sempre coltivato solidissime amicizie in tutta la Val D’Arda; dai suoi amici partigiani e non; dalla mia voglia di sapere leggendo le pagine più significative della Resistenza e, infine, dalla mia voglia di impegnarmi da subito a livello amministrativo e politico per quei valori che sono l’eredità del 25 Aprile.
Per quanto Lei mi vuol definire io credo di essere per Morfasso un “amico”.
Venendo più direttamente al testo mi preme chiarire alcuni passaggi che ritengo di fondo.
Lei si domanda “che senso ha tenere comizi politici nel giorno della Liberazione”.
Ma quel giorno è per sua natura il giorno della politica.
Allora l’esercito anglo-americano, unitamente alle forze di liberazione, hanno cacciato l’invasore tedesco; allora abbiamo rimosso gli ultimi rigurgiti del fascismo e da allora la Repubblica Italiana si è data, con il concorso fattivo di tutte le forze politiche, una Costituzione che doveva, come in effetti avvenne, immettere l’Italia nel circuito virtuoso delle nazioni democratiche.
Un 25 Aprile che aveva ed ha la sua ragione fondante nella lotta di liberazione quale riscatto di un popolo dalla guerra e dalla tirannia.
Concordo dunque che dovrebbe essere una giornata di festa partecipata e condivisa da tutti gli italiana.
Ma è proprio così?
E’ proprio avvenuto che vi sia un’accettazione generale di quel dato storico e che malinconie e “distinguo”, per non dire altro, si siano stemperate in una visione concorde del futuro politico italiano?
Lei ricorda “che al C.N.L. aderirono il Partito Liberale ….Repubblicano…Comunista e Socialista….d’Azione e Democrazia Cristiana”; ma allora perché i parlamentari piacentini di questo Centro Destra non hanno partecipato ad alcuna manifestazione indetta per l’occasione? perché il Presidente del Consiglio on. Berlusconi si è deciso, solo quest’anno, a farsi vedere per qualche minuto alla manifestazione di Roma disertando quella ufficiale di Milano presente il Capo dello Stato Ciampi; perché lo stesso on. Berlusconi quando parla della Costituzione usa toni ed espressioni di insofferenza critica e ne promuove modifiche sostanziali, che toccano pesantemente equilibri istituzionali consolidati, attraverso percorsi che nulla hanno a che fare con una qualsivoglia partecipazione popolare?
In verità credo proprio che si stia rafforzando, da quando è al Governo questa Destra, un tentativo di revisionismo che mira a far di tutte le erbe un fascio e specificatamente ad equiparare nella tesi storica e nella coscienza nazionale una uguale validità civile e politica delle due opzioni: Movimento Partigiano – R.S.I.
Ormai si sprecano gli interventi di tipo politico e storico in tal senso, per cui non fa quasi più meraviglia che in Parlamento sia depositata una proposta di legge tendente ad uniformare gli ex militari della R.S.I. con i partigiani.
Di tale revisionismo, che sta facendo molta, troppa strada, ne ravviso ampie tracce nel Suo articolo.
Lei inizia affermando che “la libertà non ha colore politico”; ma no!, ce l’aveva il colore politico ed era quello dei partigiani.
Poi ci presenta una resistenza civile ed armata solo preoccupata di “sopravvivere in quei giorni di disorientamento” e poi, ancora, mette fortemente in dubbio (per non dire che nega) che al fondo degli animi della popolazione e dei combattenti vi potessero essere convinzioni politiche ma solo “la volontà di cacciare il nemico e ritrovare la pace perduta” (quale? quella anteguerra?).
Insomma Lei si augura che tutta la cerimonia possa svolgersi in Chiesa ove la pietà Cristiana sovrasta sentimentalmente e religiosamente ogni diversa opzione civile.
Infine, quasi “en passant”, ci ricorda “quei giorni di disorientamento e di guerra civile” ben sapendo, devo pensarlo, che proprio la definizione “guerra civile” ha in sé la pretesa che tra le due forze contrastanti (Partigiani-Repubblichini) vi fosse pari dignità.
Pretesa da negare perché l’una era emanazione di una volontà popolare che combatteva per la libertà, l’altra creazione servile di una forza occupante che difendeva la tirrania.
Recepita dunque una pesante situazione nazionale in ordine al significato del 25 Aprile e resomi conto che essa è da più parti, anche in periferia, sufficientemente condivisa, debbo certamente assolvermi dall’accusa d’aver pronunciato a Morfasso un “comizio politico” se, con queste due parole, si intende propagandare una versione demagogica della realtà rivolta a calcoli elettorali.
Al contrario avrei dovuto forse maggiormente difendere la dignità politica ed il senso del sacrificio dei nostri morti Partigiani perché mai da nessuna parte ed in nessun modo possa essere ridotto, affievolito e quindi strumentalizzato il loro ricordo.
Piacenza 12 Maggio 2005
Mario Spezia
Per chiarezza allego il mio discorso del 25 Aprile a Morfasso.
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