lunedì 11 aprile 2005

2005. Il nuovo linguaggio della politica. Berlusconi e la coabitazione mediatica (da governareper.it)

La partecipazione a «Ballarò», non annunciata, non concordata e, soprattutto, in coabitazione mediatica con altri esponenti politici, rappresenta il cambio di passo sul quale, con ogni probabilità, Berlusconi costruirà la sua comunicazione a tutto campo nei prossimi mesi. Tanto l’Unione che gli altri esponenti del centrodestra dovranno fare i conti con la nuova la sfida mediatica lanciata. Per Romano Prodi e per il centrosinistra si pone innanzitutto l’esigenza di individuare un brand comunicativo forte che identifichi il progetto alternativo di governo. Successivamente, occorrerà la capacità di scegliere linguaggi, media, tecnologie e persone capaci di presentare il programma in modo efficace.


Di Lelio Alfonso

Le sorprese non sono finite con l’inaspettata (per dimensione) vittoria del centrosinistra alle regionali, e nel dopo voto anche la comunicazione politica è stata scossa da una rivoluzione identificando nell’arena televisiva - come ormai avviene da anni - il terreno di scontro. Vi è stato infatti uno spartiacque nel comportamento mediatico di alcuni politici rispetto al recente passato. La scelta del vicepresidente del consiglio, Gianfranco Fini, di ricorrere a un’unica trasmissione televisiva (“Porta a Porta”) per diffondere le proprie valutazioni a poche ore dallo scrutinio, ripercorre la logica già adottata da Silvio Berlusconi di scegliere autonomamente il pubblico e il medium di riferimento. Lo stesso premier, che in campagna elettorale aveva potuto contare su un benevolo doppio invito da parte di Bruno Vespa per spiegare – senza contraddittorio politico – le strategie governative e personali per i mesi a venire, si è beffardamente lasciato copiare metodi e luoghi comunicativi dall’alleato più vicino, vedendosi così costretto a rilanciare con qualcosa di inaspettato, e sicuramente non preparato, la sua leadership all’interno del centrodestra e nel mondo della comunicazione politica italiana.


La partecipazione alla trasmissione televisiva “Ballarò”, non annunciata, non concordata e, soprattutto, in coabitazione mediatica con altri esponenti politici, rappresenta anche la sfida ultimativa all’Unione e al supposto potere della sinistra nel sistema dei media. La scelta di concedersi nuovamente - dopo ben nove anni - a un dibattito politico televisivo sulla rete considerata ideologicamente nemica e al cospetto di avversari mediaticamente preparati come Massimo D’Alema e Francesco Rutelli rappresenta il cambio di passo sul quale, con ogni probabilità, Berlusconi costruirà la sua comunicazione a tutto campo nei prossimi mesi, riproponendo le tecniche interpretate in prima persona da Tony Blair (scontri televisivi, dibattiti tra la gente, populismo mediatico e interventi sui giornali) per le imminenti elezioni in Gran Bretagna. Il segnale agli alleati è chiaro: riappropriarsi del potere assoluto del centrodestra non solo politicamente ma anche mediaticamente. I molti silenzi del ministro Alemanno, proprio nella recente trasmissione di Raitre, dimostrano però che su questo campo gli avversari peggiori il premier rischia di trovarli in casa propria. Soprattutto se continuerà ad agire come un cavaliere solitario convinto di giocare una partita personale contro ogni nemico.


Il centrodestra si trova dunque a dover affrontare, oltre a una campagna elettorale per le politiche del 2006 già cominciata e la gestione di governo del Paese certo non facile, anche la disarmonica organizzazione di una campagna mediatica che perde una delle poche certezze fino a qui assodate: la suddivisione dei ruoli, dei linguaggi e dei comportamenti sui media. Per il centrosinistra, alle prese con scelte di comunicazione altrettanto pressanti, in special modo per la variegata costruzione nel tempo dei linguaggi degli alleati, si apre dunque un nuovo elemento di confronto: il Berlusconi non più bersaglio da attaccare da lontano, con un assedio di dichiarazioni e una guerriglia combattuta con i luogotenenti, ma il Berlusconi che scende in campo, in senso letterale, in prima persona. Ovviamente anche Romano Prodi deve scegliere con quali armi affrontare questa sfida e su quali terreni. La sua indiscussa leadership è elemento coagulante sul piano comunicativo interno, ma deve esserlo anche verso l’esterno, evitando gli errori pluralistici e i segnali di disunione di un passato fin troppo recente. Prima di ciò, comunque, nasce l’esigenza dell’individuazione di un brand comunicativo forte che identifichi il progetto alternativo di governo. Solo in un secondo momento si potranno scegliere linguaggi, media, tecnologie e persone capaci di presentare il programma del centrosinistra, i punti di riferimento politici e, soprattutto, affrontare le sfide comunicative con il centrodestra. Da qui alla primavera del 2006 i due schieramenti si troveranno spesso a invertirsi i ruoli mediatici. Da una parte un centrodestra sempre più “orizzontale”, nel tentativo di plasmarsi sul suo elettorato in fuga e di presntare nuovi slogan, quasi dimenticando di essere al governo. Dall’altro parte un centrosinistra impegnato invece a “verticalizzare” sempre più la sua comunicazione, pur rafforzando la sua trasversalità, nella necessità di offrire un progetto concreto di governo del paese per rassicurare un’Italia sempre più preoccupata.

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