Intervento del responsabile Enti Locali della Margherita DL di Piacenza, Luigi Gazzola, in merito alla recente nomina del Presidente della Fondazione della Cassa di Piacenza e Vigevano.
A Piacenza sono in tanti a riempirsi la bocca del bisogno di fare squadra. Non per scelta, come metodo, ma per necessità. Quando è possibile fare altrimenti, si hanno i “numeri”, si fa da soli. Il metodo è quello già sperimentato in un altro importante Ente: non serve concertare quando se ne può fare a meno. Bisogna essere pragmatici: non si condividono gli uomini ma le proposte.
Il Presidente della Fondazione è stato eletto con i voti determinanti dei consiglieri di Vigevano. Chi è solito farlo, questa volta non parlerà di colonizzazione. Si sa che il fine giustifica sempre i mezzi e anche i modi.
Il centrodestra locale brinda vittoria e si schiera oggi a favore di una scelta di difesa dell’autonomia della Fondazione, dimentico dei reali obiettivi della riforma Tremonti.
Ma la nuova razza padrona non è né di destra né di sinistra. Vince grazie alla complice inconsapevole sottovalutazione della posta in gioco da parte di qualcuno, ai piccoli rancori di qualcun altro.
Non solo la città fa un passo indietro ma anche le Istituzioni, le università e parte del terzo settore fanno un passo indietro nel rispetto e nella considerazione loro dovuti. Solo qualche campione di trasformismo può pensare che abbia vinto la società civile.
In queste condizioni, il potere economico prova ad assumere un ruolo di "surroga" nei confronti dei pubblici poteri, delle università e del volontariato locali.
La preoccupazione degli Enti Locali non riguarda tanto la scelta delle persone ma il metodo, la logica che vi è sottesa: settori del mondo economico affermano - a parole - di non voler "fare politica", ma si collocano di fatto sullo scacchiere della politica, per difendersene, e insieme per superarla. Di questo dovrebbero essere preoccupati entrambi gli elettorati.
Perfino la riforma Tremonti sanciva che i consigli delle Fondazioni bancarie dovessero avere una "prevalente e qualificata" presenza di rappresentanti di enti locali con l'intenzione di trasformare le Fondazioni da soggetti auto-referenti in enti che tenessero conto - nelle decisioni riguardanti la distribuzione delle loro risorse – delle indicazioni provenienti dal territorio. Nel sostenere la difesa dell’autonomia della Fondazione dall’assoggettamento alla politica si ha l’impressione invece che si voglia abilmente impedire che la mano pubblica destini importanti (ma improduttive ?) risorse alla beneficenza o al terzo settore o ancora al finanziamento di opere e attività pubbliche difficili da finanziare in conseguenza dei continui tagli ai trasferimenti da parte dello Stato nel tentativo piuttosto di orientare ingenti risorse per finanziare infrastrutture e il sostegno ad iniziative di cui il mondo imprenditoriale avverte la necessità. Il sospetto di un tentativo di appropriazione della Fondazione non sembra proprio fuori luogo, ma non certo da parte della politica.
Ora occorre riprendere certamente il dialogo, con moderazione ma nella chiarezza, senza servile acquiescenza.
Nessun commento:
Posta un commento